Il progetto
Donne agenti di cittadinanza per i nuovi cittadini è un progetto destinato in modo particolare a donne immigrate nella provincia di Cremona, e ha preso il via nel mese di novembre 2010. Si concentra su alcuni temi-cardine utili per un migliore processo di integrazione della donna: la prevenzione e la lotta a discriminazioni e violenze, e il rapporto con le nuove generazioni.
L’associazione capofila è Aida – Associazione Incontro Donne Antiviolenza, e vede come partner il Forum provinciale cremonese, l’Associazione donne senza frontiere, Fratelli dell’uomo FDU, Unione Immigrati, Cisvol, Caritas, Migrantes, Comune di Casalmaggiore, Comune di Stagno Lombardo, Comune di Castelverde, Comune di Pessina Cremonese, Comune di Romanengo. Viene coofinanziato dalla Regione Lombardia.
Donna, immigrata: ricchezze e ruoli potenziali di due generazioni
Le donne rappresentano e delineano uno scenario molto più articolato e sfaccettato del quadro riportato dai media. Un panorama generalmente ridotto a badanti, collaboratrici domestiche, mogli gregarie e donne sfruttate. In tale contesto si intrecciano e si incrociano storie fra loro anche molto diverse. Come quelle di donne arrivate in autonomia decine di anni fa nel nostro Paese e divenute, oggi, a tutti gli effetti, cittadine italiane. Di questo universo fanno parte anche le giovani di seconda generazione, alle quali tocca il difficile compito di rispettare le attese dei genitori da un lato e di non deludere la società italiana dall’altro.
L’attenzione pubblica e politica continua a concentrarsi sulle nuove ondate di immigrazione e in modo particolare sull’immigrazione irregolare. Di conseguenza le collettività già insediate da tempo hanno finito per ricevere, anche sul territorio cremonese, un’attenzione marginale nonostante i continui aggiornamenti delle rilevazioni riconfermino la necessità di sostegno e intervento per prevenire conflitti, anche intergenerazionali, più profondi. Viene evidenziato come nel caso di madri e figli arrivati insieme, la rapida socializzazione italiana di questi ultimi (o meglio la loro maggiore esposizione alla lingua italiana) rischi di creare un ribaltamento di ruoli all’interno della famiglia. E’ noto infatti come i giovani acquisiscano competenze culturali e linguistiche più rapidamente rispetto ai genitori. Proprio in virtù di tale abilità che spesso devono rivestire il ruolo di traduttore e di interprete quando non addirittura di rappresentante della famiglia nei confronto degli esterni, ossia di delegati ai rapporti della famiglia con la società italiana.
E’ facile intuire come, da un simile quadro, affiori una rappresentazione di donna come “mediatrice” preziosa nel contesto sociale attuale. Cittadine in grado di parlare più lingue, agenti di coniugazione nello scambio di culture, figure tramite le quali riconoscere simboli e temi sui quali su concentrare la partecipazione attiva della comunicazione interpersonale. Un elemento strategico di partecipazione dei processi locali in grado di tradurre ed estrapolare le manifestazioni individuali all’interno di un nuovo modello sociale.
Finalità
Donne agenti di cittadinanza per i nuovi cittadini promuove l’accoglienza e la solidarietà innanzi tutto, due elementi che caratterizzano particolarmente la cultura femminile. Crescere e vivere come donne nelle contraddizioni, fra modernità e tradizione, accomuna sia italiane che straniere, da sempre “vestali” e simboli dell’integrità della famiglia e della comunità.
Un importante risultato che il progetto si è proposto di raggiungere, è la diffusione di elementi di riflessione e conoscenza tra le donne immigrate e le donne italiane sul tema dell’incontro tra culture e tra religioni. Altro snodo imprescindibile è rappresentato da un impegno e dalla creazione di servizi per permettere buone prassi formative e informative (su temi come diritti, salute, accesso ai servizi, assistenza) e percorsi orientativi rivolti a “destinatari intermedi” (mediatrici informali di comunità).

10 temi per un percorso
Aida Onlus, in accordo con altre associazioni femminili e in partenariato con attori istituzionali e sociali del territorio provinciale, ha condiviso percorsi da attuar in rete pubblico/privato/privato sociale e in grado di sviluppare interventi culturali ed azioni di rafforzamento “di sistema”. Per questo ha individuato dieci temi, dieci colonne portanti, la somma delle quali traccia la direzione del progetto:
- La prevenzione e il riconoscimento di fenomeni di violenza famigliare
- Il conflitto intergenerazionale e il ruolo mediatore delle donne
- Il benessere della donna: salute e servizi socio-sanitari
- Donne, famiglie e scuola: un luogo fondamentale per l’integrazione
- Cittadinanza e identità: il ruolo delle religioni
- La narrazione: la cultura delle donne arabe
- Le donne italiane, testimoni di stagioni diverse delle relazioni di genere
- Diritti e opportunità nelle diverse legislazioni
- Il ruolo del Centro Interculturale Mondinsieme di Cremona
- Le politiche di inclusione a favore del processo d’integrazione degli immigrati
Sapori del mondo sulla stessa tavola
A un secondo livello, si è pensato di promuovere e sostenere una rete di informalità, di solidarietà famigliare per la promozione delle culture dell’accoglienza. Per questo, oltre alla formazione e agli incontri mirati, il progetto ha incluso momenti di socialità e condivisione. Per farlo ha privilegiato il canale conviviale, pianificando alcuni appuntamenti dedicati alle cucine tradizionali. Quattro incontri sulla cucina marocchina, messicana, cinese e italiana corrispondono ad altrettante cene multietniche, costituendo un’occasione per introdurre spunti sul valore della filiera corta e del consumo dei prodotti locali, impiegabili nella preparazione di piatti fra loro molto differenti.
Mappe di conoscenza
A fare da corollario al progetto sarà un seminario conclusivo , momento pubblico in programma il 21 maggio a Cremona.






